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Business & Politica in Cina

A causa della distanza culturale e sociale tra la Cina e il mondo occidentale, spesso si pensa che fare impresa in Cina sia estremamente complesso, e che la politica interferisca facilmente.

Non è un pensiero interamente sbagliato. In effetti, fare business in Cina non è facile per uno straniero, principalmente per le grandi differenze nel modo in cui gli orientali fanno business.
Ma ciò non significa che sia davvero complicato. Somiglia più ad imparare un nuovo gioco, con le sue specifiche regole e caratteristiche.
In altre parole, provare a fare business in Cina usando i metodi per fare business negli Stati Uniti è come nuotare sott’acqua e al tempo stesso giocare a calcio. O giocare a tennis con una mazza da baseball. Ogni tanto potrebbe funzionare, ma non è esattamente l’ideale.
Anche altre nazioni come il Giappone, o l’Egitto, hanno i propri schemi e regole: effettivamente, anche tra occidentali ci sono forti divergenze che hanno portato a diversi stereotipi – per cui è normalissimo aspettarsi una cosa simile con la Cina. Imparare le regole non è facile, ma se riesci a comprendere la logica che vi sta dietro, ad esempio la cultura di “salvare la faccia” o saper sfruttare le “relazioni”, diventerà più facile e a volte perfino istintivo fare la cosa giusta.

E per quanto riguarda la politica? Si può arrivare a una comprensione del sistema politico di un’altra nazione paragonabile a quella menzionata sopra per la cultura del business? La nostra risposta è che sì, si può, ma ci vuole uno sforzo maggiore.
Il sistema politico cinese è talmente diverse da qualunque altro nel mondo che è difficile fare un paragone, ma la maggior parte della gente sa una cosa della politica cinese: la censura.
Utilizzeremo questo argomento per esemplificare la relazione tra business e politica in Cina. Premettiamo che la nostra non è un’analisi dettagliata: più che altro è una introduzione e un invito a capire di più della Cina portando esempi facilmente comprensibili.
Il primo esempio viene dal mondo dei videogiochi, che ci piace utilizzare per dare un’idea della situazione. Dopotutto, se riusciamo a capire che tipo di effetto l’intervento politico ha in un settore “triviale” come l’intrattenimento, possiamo avere un’idea di che cosa possiamo aspettarci in altre aree.
Quello videoludico è un mercato in cui la Cina è emersa recentemente, e con gran forza. Ci sono utenti di entrambi i sessi e di diverse età – appassionati a diversi generi, e che apprezzano sia prodotti esteri che locali. Tuttavia, hanno un problema con la localizzazione – i giocatori cinesi si sentono discriminati – in quanto alcuni giochi sono accessibili in diverse lingue, eccetto la loro, che è la lingua parlata da più persone come prima lingua al mondo.
Anche se la ragione dietro la mancanza di investimento nel mercato cinese da parte di imprese estere sembra essere la paura della censura del governo, il risultato è a totale sfavore dei consumatori: un mercato di 1.4 miliardi di persone viene ridotto a quella ridotta porzione che non si trova male a giocare in un’altra lingua, che è una fetta di giocatori che potrebbe essere ridottissima in giochi con alto contenuto testuale. Inoltre, crea un ambiente perfetto per la competizione cinese che potrà fornire il tipo di gioco richiesto in cinese alla maggioranza. Il risultato: i cinesi non avranno il gioco che vogliono esattamente, ma qualcosa di simile, e la casa madre perderà chance di profitto.
Facciamo un altro esempio – produzione in massa. Ci sono tantissime notizie in occidente su come imprese cinesi abbiano copiato questo o quell’altro prodotto fatto in occidente. In teoria dovrebbero far desistere tutte le aziende che si affidano a fabbriche cinesi per i loro prodotti, no? Ma non è così. Ci sono ancora tantissime fabbriche in Cina che producono OEM per aziende occidentali, con risultati di lata qualità e prezzi convenienti. Inoltre, la Cina sta diventando sempre più il centro della produzione industriale di alto livello, lasciando la produzione di livello inferiore ad altre nazioni nel Sud-Est Asiatico.
Ne risulta che il controllo che il governo potrebbe avere nel modo in cui si fa impresa in Cina non è forte quanto sembrerebbe – altrimenti nessuno farebbe affari con la Cina. Inoltre, ci sono regole, standard e garanzie da dare in qualunque nazione si vuole operare – perfino nelle nazioni più libere ci sono obblighi da seguire. Se parliamo ancora di videogiochi per un attimo – la censura si trova anche in nazioni come la Corea del Sud e la Germania, ma questo non ferma la commercializzazione dei prodotti ed il marketing in questi paesi. La Corea del Sud stessa è il quarto mercato al mondo nel gaming, dietro Cina, USA e Giappone. E la Germania segue a ruota. Le Software House semplicemente faranno i cambiamenti richiesti per assicurarsi una presenza nei mercati e basta.
Il trucco è di saper bilanciare lo sforzo da fare per assicurarsi di poter seguire le norme locali con i potenziali introiti che si possono ottenere.
Chi scrive che è sempre una cattiva idea lavorare in una nazione nello specifico o in un settore in particolare seguono semplicemente gli stereotipi della propria cultura: per poter fare impresa, bisogna trovare opportunità dove altri non le riescono a vedere.
Quindi, possiamo dire che, anche se la politica interferisce sicuramente con il fare impresa, in effetti spesso lo fa indirettamente. E che, se per alcuni lavorare in Cina non vale la pena l’adattarsi alle regole, ha un potenziale di profitto immenso per altri.
Proprio come in qualunque altra nazione.

Ad ogni modo, per il primo approccio alla Cina è consigliato richiedere una consulenza professionale. In alcuni casi specifici sarà utile fare uso della consulenza anche più in là, man mano che il business cresce.

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