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Com’è avvenuto il boom economico cinese?

Anche se alcuni cinesi sono ricchissimi, e la Cina in sé è un’economia enorme, bisogna ricordare che è pur sempre una nazione con 5 volte la popolazione dell’altra economia enorme – gli USA.
Se consideriamo il PIL pro capite è in realtà più basso di altre economie più piccole – nel 2018 la Cina is è posizionata al 72esimo posto nella classifica mondiale per PIL pro capite, poco sopra la Bulgaria.
La grande crescita di questo valore nel corso del tempo, però, ci dice che la Cina si avvicina sempre più alle nazioni sviluppate. La Cina è ancora un’economia in sviluppo, e il fatto che ci siano tanti cinesi ricchi, o che l’economia cinese possa avere un valore così grande per il resto del mondo non significa che la Cina sia una nazione del primo mondo – non ancora. Ma di sicuro significa che c’è stato un boom economico in Cina.
Ma come ha fatto la Cina a crescere così velocemente? Perché è successo, come, e quando? Dove è cominciato il tutto e chi ha promosso questa crescita? E come possiamo paragonare il boom cinese con l’andamento di altre nazioni?

Occupiamoci di una domanda alla volta:
1. Quando è iniziato il tutto?
Il boom economico cinese, per molti, è iniziato con le riforme di apertura promosse da Deng Xiaoping nel 1978, alla fine della Rivoluzione Culturale. L’apertura era richiesta per permettere la crescita del commercio e promuovere l’investimento da parte di stranieri. Deng Xiaoping credeva fortemente nell’importanza di aprirsi al mercato mondiale.
2. Come fu avviato il boom?
Deng Xiaoping riuscì a risolvere alcuni dei problemi presenti in quel periodo: per farlo combinò principi del libero mercato all’interventismo economico. In questo modo i cinesi poterono ottenere vantaggi di entrambi i lati: da un lato il libero mercato permette un contesto culturale dove competizione, innovazione e prezzo sono ciò che guida l’economia, dall’altro l’intervento del governo nell’economia riuscì a limitare la competizione straniera nel mercato locale e invitò gli investitori stranieri nei settori chiave (ad esempio nel mercato automotive) ad aprire sedi locali e cooperare con lo staff cinese. Da quel momento, grazie a una buona pianificazione del governo, combinata allo spirito imprenditoriale tipico del Confucianesimo cinese, milioni di aziende private hanno provato a far successo – provando, fallendo, rialzandosi, e riprovando – fino a raggiungere, eventualmente, il successo.
3. Chi l’ha promosso?
Il pensiero di Deng Xiaoping fu seguito dal partito Comunista anche dopo la sua morte: anche se era ben diverso da quello di Mao Zedong in certi aspetti, è stato considerato ciò che poté risolvere alcuni dei problemi della RPC in quel periodo. Anche oggi, il pensiero di Deng Xiaoping è considerato importantissimo, ma non privo di errori.
4. Dove cominciò?

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Mappa delle Zone Economiche Speciali in rosso + le 14 città costiere aperte nel 1984 in bianco. Fonte: CGTN

La Cina cominciò dalle SEZs (Zone Economiche Speciali) nel 1980 – Shenzhen, Shantou, Xiamen e Zhuhai, e poi aprì altre 14 città costiere. Questi dovevano essere i centri economici più coinvolti nel commercio e nello scambio tecnologico con l’estero, e al tempo stesso i centri di sperimentazione economica. In caso di successo, le nuove procedure sarebbero state adottate in tutta la nazione. Effettivamente la Cina è troppo vasta per applicare un cambiamento così grande in un colpo solo, e tra l’altro non c’era una direzione sicura da prendere.
Perfino oggi molte prove di liberalizzazione dell’economia vengono fatte in FTZ (Zone di Commercio Libero) in tutta la Cina. Per questo motivo, mentre le città sono piene di imprenditori, la campagna ha una vasta percentuale di contadini. Anche se negli ultimi 40 anni i contadini sono via via diventati una percentuale sempre minore, sono ancora una grossa porzione della popolazione totale.
5. Perché è stato fatto?
Anche se i primi anni della RPC hanno beneficiato del pensiero di Mao Zedong e della sua gestione di una nazione in ripresa da decine di anni di guerre civili e diverse invasioni dal Giappone (e prima ancora dalle nazioni Occidentali), ad un certo punto questi non bastarono più. Il partito Comunista comprese che indipendentemente da quanto valido potesse essere il pensiero del fondatore del partito (o chiunque altri), non sarebbe mai stato perfetto per tutti i contesti in cui la nazione si sarebbe potuta trovare. Dopotutto, Mao stesso adottò le idee di Karl Marx al contesto cinese – dove una enorme percentuale della popolazione viveva di agricoltura, diversamente dalla larga quantità di operai in Germania. Grazie alla spinta dell’educazione e all’urbanizzazione, il paese stava crescendo sempre più: è comprensibile che il pensiero guida della nazione dovesse essere riformato.
6. Come possiamo quantificare il boom e come paragonarlo ad altre nazioni?

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Crescita del PIL in percentuale, 1961-2018. Fonte: data.worldbank.org

Dai dati nel grafico possiamo vedere Stati Uniti (in verde), Unione Europea (in viola) e Cina (in blu chiaro) e la loro crescita del PIL in percentuale anno per anno. Dal boom del 1978 c’è stato un aumento considerevole e costante – a volte con incrementi anche oltre il 10%, raggiungendo picchi del 14-15%, l’ultimo nel 2007. La crescita fu ben sopra quella registrata da nazioni sviluppate come gli Stati Uniti o la sfera dell’Unione Europea attuale. Ovviamente ci sono stati periodi di crescita anche prima delle riforme, ma si alternavano ad anni di crescita bassa o persino caduta del PIL. Dal 1978 al 2019, invece, la Cina ha avuto incrementi sempre superiori al 6%, con tre eccezioni – e non è mai cresciuta di meno del 3,9%. La crescita del PIL pro capite è similare, il che significa che i cittadini cinesi hanno guadagnato sempre più ogni anno, supportando la crescita economica in un circolo virtuoso.

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