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Reagire ai disastri: come fanno gli imprenditori cinesi?

Reagire ai disastri: che opzioni ci sono?

Ci sono solo due modi di reagire:
1. Adattarsi alla nuova situazione;
2. Rifiutarsi di cambiare.
Anche se adattarsi richiede uno sforzo molto maggiore e non sempre risolve le cose immediatamente. Ma, in genere, è comunque la migliore opzione. Non reagire ai disastri significa non credere che puoi migliorare le cose. Se supererai il disastro sarà deciso dalla fortuna.
Nel gestire un disastro naturale, molti si sentono talmente abbattuti dalla distruzione portata dalla natura che perdono ogni speranza di ricostruire. Questo potrebbe anche andare bene, a patto che il governo riesca a dare i sussidi necessari efficientemente e velocemente.

E se questo non succedesse? E se il disastro fosse artificiale?

Allora hai due scelte: o cadi nella disperazione più totale, o ti ribelli.
Ribellarsi quando non si ha niente da perdere è molto più semplice.
I governi cinesi, fin dagli albori, si sono concentrati sul gestire sia calamità naturali che artificiali. Hanno cercato di prevenirle e occuparsene in caso non riuscissero. Chi non lo faceva se ne sarebbe pentito amaramente.
La mancanza di fiducia nel governo causata dalla cattiva gestione delle emergenze spesso avviava enormi ribellioni da parte del popolo.
Per tutta la storia della Cina è stato così, e oggi non è diverso.
Se gli aiuti per ricostruire dopo una calamità sono sempre stati uno dei pilastri fondamentali dei governi locali, ciò che faceva la differenza – e la fa tuttora – è la forza del popolo di ricostruire con le proprie mani.
Persino nel 2020, alcune zone della Cina sono soggette a inondazioni, terremoti e, ultimamente, i risultati dei conflitti internazionali: anche se non ci sono più tanti disastri naturali quanto in passato e sono molto più controllati, e nonostante alcuni siano stati superati, come carestie e siccità, la Cina ed il popolo cinese si trovano ancora a dover gestire propriamente emergenze.

Reagire ai disastri non è esattamente il tipo di abilità che si vuole avere l’occasione di usare.

Ma è molto utile applicarla per cavalcare le variabili correnti del business.

Forse è questo il motivo per cui alcuni cinesi amano Trump così tanto. Anche se le sue intenzioni non sono positive, almeno verso la Cina, i cinesi credono che Trump stia facendo più male alla sua nazione che alla loro. Sono sicuri di poter superare le difficoltà del conflitto politico. Sanno di poter gestire la situazione e sopportarne le conseguenze. In un certo senso supportano le sue campagne politiche. Durante la prima e la seconda elezione di Trump come Presidente degli Stati Uniti, diverse imprese cinesi hanno venduto merchandising e materiale pubblicitario.

Persino quando gli slogan sui prodotti andavano contro i produttori stessi.

Why Delaware GOP volunteers cut 'Made in China' tags off MAGA-like hats
Fonte: Delaware Online

Da una prospettiva cinese, prodotti con slogan come “Make America great again” o il più recente “Boycott China” potrebbero essere venduti da chiunque: perlomeno, se è un cinese a venderli, il popolo cinese può riprendersi parte delle perdite dovute al sentimento anti-cinese.
Dato che questo sentimento anti-cinese colpisce entrambe le direzioni, il fatto che la Cina possa recuperare almeno questa piccola parte delle perdite garantisce che non vadano ad altri competitor in Asia, evitando quindi che il gap con loro si riduca: questo fatto, combinato all’approccio tradizionale della Cina nel reagire ai disastri, fa sì che i cinesi siano certi di poter superare le difficoltà presenti.
Non necessariamente da vincitori indiscussi, ma perlomeno come sopravvissuti, e mai da vinti.

Il COVID-19, la guerra commerciale e il sentimento anti-cinese sono tutti in grado di rallentare la risalita della Cina verso il posto di prima potenza economica mondiale, ma, a giudicare dalla resilienza del popolo cinese, non basteranno a fermarla. Il piano Liuwen, Liubao mostra già che la reazione del governo è solida e veloce.
I cinesi sono talmente abituati a combattere le avversità che persino nella loro lingua, nello scrivere la parola crisi, si scrive la parola opportunità al suo interno.

Chiunque volesse far deragliare la Cina dal suo percorso verso il successo dovrà imparare da questa resilienza.

Ha perfettamente senso che gli imprenditori cinesi abbiano lo stesso approccio verso i disastri del loro governo. Ovviamente non tutti i cinesi sanno gestire i disastri, però, in media, sono flessibili abbastanza.
Questa flessibilità è anche ciò che li spinge ad adeguarsi a richieste diverse da parte di clienti diversi, e reinvestire molte delle loro entrate. Il denaro crea altro denaro.
Se qualcuno ha una buona idea, ma non le risorse, non è strano che le chieda. Molte imprese sono nate grazie a prestiti familiari e relazioni. Se credi nel tuo progetto abbastanza da convincere un cliente, allora puoi anche convincere qualcuno a investire su di te.
Nel business cinese, non è il più forte, o il più furbo, che reagisce ai disastri correttamente.
Non è chi lavora di più o chi ha più fortuna.
È il più flessibile.

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